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ME AND ADAM

ME AND ADAM

Incontro Adam in piazza Regina Elena a Malè qualche ora prima della serata organizzata dall’ Admo per sensibilizzare alla donazione di midollo osseo. Arriva camminando mano nella mano con la fidanzata, ci salutiamo e andiamo a cercare un luogo per fare l’intervista concordando di farla in inglese: “Preferisco così almeno capisce anche la mia ragazza”. Ci sediamo sulle sedie vicine al campo da tennis, alla fine vuole fare due passi e vedere il paese così io lo indirizzo alla zona della palestra di arrampicata.  “Si arrampica anche in Val di Sole? Non lo sapevo… io di solito passo di qui solo quando vado in Val di Mello per il Mello Blocco”. Adam quest’anno, unico al mondo, ha salito a-vista due 9a (il grado massimo finora on-sight), trovando anche il tempo di liberare tre 9b ed anche un nuovo 9b+. Quest’ultimo si attesta quindi come una delle tre vie sportive più difficili al mondo. Ha iniziato ad arrampicare all’età di sei anni crescendo in una famiglia appassionata di questo sport, vederlo arrampicare è incredibile vederlo dal vivo ancora di più semplicemente un climber normale in tutto e per tutto che ama l’arrampicata nel suo aspetto emozionale. E con questo spirito che si è avvicinato a Climb for Life l’associazione che promuove la donazione del midollo osseo con uno spirito ben riassunto dal suo amico Pietro Dal Pra: “Essere donatori di midollo osseo è un po’ come fare sicura a qualcuno che sta per cadere, e forse solo tu nel mondo puoi tenergli la corda…».

Come è cambiato Adam da ragazzino prodigio ad affermato climber internazionale? 

E’ stata una evoluzione naturale, sono nato in una famiglia di climber, dove ognuno arrampicava, per me è stato estremamente naturale iniziare a praticare questo sport viaggiare e vedere molti luoghi in Europa. Allo stesso tempo però non sono mai stato forzato non era una cosa che dovevo fare per forza bensì una mia vera passione. Una passione che mi ha spinto ad arrampicare sempre più forte e progredire, da un certo punto di vista è diventato il mio lavoro. In verità oggi e scalare è ancora più divertente di un tempo, perché le vie sono sempre più difficili e stimolanti.

Potrebbe essere la velocità (tua grande caratteristica) il nuovo orizzonte dell’arrampicata?

Credo che ogni arrampicatore abbia il proprio stile più efficiente, per me che sono alto paragonato agli altri climber  è decisamente più efficiente arrampicare veloce, ciò non significa necessariamente che per qualcuno più basso sia il modo corretto.

Qual è il tuo segreto per riuscire ad andare oltre il limite?

Il segreto è non sentire la pressione, fregartene di ciò che fai.  A volte quando mi alleno e mi alleno forte mi devo convincere che arrampicare è veramente la cosa che più desidero … e se rispondo climbing… sento la gioia della vera felicità la stessa di quando arrampico. Quando sono stanco la cosa a cui penso è completare la sessione di allenamento perché arrampicare è ciò che amo e allora vado!

Hanno mai misurato i tuoi decibel che sprigioni con le tue urla mentre arrampichi, sai che potresti assordare qualcuno? 

In verità la mia voce non è così forte!  (sorride) Urlare è una cosa che non amo del mio modo di arrampicare, dopo così tanti anni di arrampicata ho realizzato però che mi serve veramente. Se fossi capace di arrampicare senza urlare lo farei ma se arrampico al limite, se veramente dò tutto te stesso mi aiuta. E’ strano perché in realtà la mia voce è molto bassa a volte mi capita che mentre sto arrampicando non riesco a comunicare con il mio compagno che sta in basso per dirgli che sono tutto intero!

Dove può arrivare l’arrampicata?  (parliamo di gradi ma non solo)  

Arrampicare è una disciplina che comprende tanti aspetti. Puoi farlo come hobby, come competizione, puoi fare boulder, è molto vario. La cosa che mi piace di più è che non è mai una routine.Ogni movimento ed ogni presa è differente specialmente quando arrampichi su pareti che non hai mai provato, ho sempre forte la curiosità di vedere quale sarà il prossimo movimento. è questo che mi continua a spingere sempre più avanti, una presa dopo l’altra sempre più in alto.

Non è il 9c ?

Lo step più ovvio nel climbing potrebbe essere il 9c   ma allo stesso tempo alcune sfide in futuro potrebbero essere in montagna, vedremo! Personalmente il mio obiettivo è quello di provare piacere per ciò che faccio al di là delle competizioni e del top della disciplina che pratico sia essa boulder, arrampicata in falesia o altro.

Come esci da un punto difficile della parete, con la mente o con l’istinto?

L’aspetto mentale è sicuramente  un aspetto cruciale,  credo che nell’arrampicata serva per imparare ad essere più efficienti, preparare l’approccio alla via. Prima di iniziare una scalata cerco di osservare il più possibile le prese, ma nel momento in cui sto veramente arrampicando mi sento come se la mia mente fosse assente da un’altra parte, il corpo è in armonia ed i movimenti sono guidati da un qualcosa di istintuale. Dopo tanti anni di arrampicata è così naturale che quando penso troppo , ho solo dubbi e paura che mi fanno arrampicare meno bene. La parte psicologica non ti aiuta in questo caso  ma ti fa solo arrampicare peggio, questo nn succede solo nell’arrampicata.. Se sei completamente concertato e ti lasci guidare dalla tua esperienza e dal tuo istinto la tua performance ne risente in maniera positiva.

In un’intervista ho letto che è  tua mamma che ti taglia i capelli me lo confermi? 

Non ce ne sono molti ormai a dire il vero! (ride) Comunque sì, mia mamma, la cosa porta via pochi minuti ..

Qual è l’insegnamento più importante che ti ha dato la tua famiglia non solo dal punto di vista sportivo?

Quando penso all’arrampicata non penso ad un singolo movimento o al solo momento di quando sono in parete, quello che mi hanno insegnato ad apprezzare è l’esperienza globale in toto, il viaggio nella sua interezza. Vedere nuovi posti, conoscere nuove persone, provare del cibo nuovo, stare all’aria aperta nella natura, ho sempre amato ogni aspetto del mondo dell’arrampicata anche i lunghi viaggi per raggiungere le mete fin da quando ero bambino. La cosa più bella che possa accadere è quella di fare un viaggio per arrampicare utilizzando un van!

Quale ascesa racconterai un giorno a tuo figlio?

E’ difficile da dire, sicuramente le vie che ricordo maggiormente sono quelle che ho tentato più volte le più difficili, ma a volte i ricordi più forti li ho anche di un  6a una via piuttosto facile per me, ma che in quel momento aveva qualcosa di speciale, come un tramonto ad esempio,  Ciò che ricorderò maggiormente credo sarà l’ aspetto multisensoriale dell’arrampicata, sentire l’altezza percepire il vento. La parte emozionale mi permette di vivere esperienze che non trovo in altre situazioni. Puoi sicuramente sentire qualcosa di simile quando vai con lo snow ad esempio, ognuno ha le sue proprie passioni rimane il fatto che  per me l’arrampicata  è qualcosa di estremamente significativo rispetto ad ogni altra cosa io abbia provato.

Tornando al motivo per cui sei a Malè, che cosa significa per te essere un donatore?

Avere la possibilità di sacrificare un paio di settimane della tua vita per donare una vita intera  ad un altro è la cosa migliora che ti possa capitare!

Nel corso della vita è molto importante non essere interessati solo ad una cosa ma avere una visione più ampia  aperta a come il mondo funziona. Continuamente penso a quanto io sia stato fortunato a nascere in una famiglia di climbers  ed aver trovato qualcosa che mi rappresentasse così perfettamente. Credo che l’arrampicata mi abbia aiutato ad essere così come sono,  nella vita parallelamente al tuo lavoro hai bisogno di una passione che ti appartiene veramente. Grazie all’arrampicata ho conosciuto Pietro e Giovanni sono stato informato dell’iniziativa Climb for life  ed ho pensato fosse un’opportunità perfetta per diffondere le informazioni riguardo a questo problema nella comunità degli arrampicatori dove generalmente puoi trovare  persone oneste, persone con cui  è veramente bello stare, forse sono un ingenuo ma  lo penso veramente!

Written by Francesca Tomaselli