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Pellizzano

Inoltrandoci nei secoli medievali, una leggenda descrive il passaggio per Pellizzano di Carlo Magno: qui il grande imperatore franco avrebbe convertito pagani ed ebrei, edificando la chiesa ancora esistente.
La leggenda vuole che «prima ecclesia aedificata fuisse jam tempore Regis Caroli» (la prima chiesa venne edificata già al tempo del re Carlo Magno), come si legge nell’atto di consacrazione del 1474 e che lo stesso imperatore «pertransivit montem Toni et venit ad unam terram quae vocatur Plezan» (valicò il Tonale e giunse ad una terra detta Pellizzàno). Vi sostò ed entrò in chiesa a pregare con i sette vescovi del seguito, non prima che uno di essi piantasse sul sagrato il proprio vessillo. Usciti trovarono «astam vessili quae floruerat» (l’asta del vessillo, in fiore) e vennero concesse quindi ampie indulgenze.

Oltre alle varie leggende mariane e di Carlo Magno si narra che ai Gaggi Scuri vivessero degli stregoni. Un giorno entrarono nel rustico di due sorelle e si misero a giocare alle carte. Una delle due, raccogliendo una carta caduta in terra, s’accorse che i giocatori avevano i piedi di capra. Uscì con una scusa e scese a chiedere aiuto a Fazzon. Anche l’altra s’accorge con chi ha da fare, cerca di fuggire, ma la inseguono e solo al vedere la gente, che incontrano, spariscono nel bosco.

Sotto l’atrio della chiesa della Natività di Maria di Pellizzano dal 1524 venivano portati davanti alla Madonnina miracolosa, conservata nella nicchia accanto al portale, gli annegati nel Noce o nei torrenti che, scendendo da Fazzon e da Valpiana, minacciavano il paese.
La leggenda narra che la statuetta della Madonna venerata nell’atrio, prima si trovasse nella chiesa di Livo da cui scappò anche dopo esservi stata riportata più volte, e che l’inferriata della nicchia sia stata fatta nientemeno che dagli apostoli Pietro e Paolo o da due angeli travestiti da fabbri. II fatto è che le genti della pieve di Livo nel Mezzalone, spesso si portarono alla chiesa di Pellizzano in lunghi pellegrinaggi, specialmente in tempo di calamità.

Una vecchia leggenda circonda il sorgere del piccolo santuario di Claiano: l’effige della Madonna cambiava posto e ritornava più volte sul luogo dove ora sorge la chiesetta. Colà la Madonna appariva ad alcuni pastorelli di Termenago e chiedeva loro l’erezione d’una cappella.

Una leggenda vorrebbe il paese di Castello collegato con un lungo sotterraneo al Castello di Ossana. Un’altra dice d’un orco bonaccione che avrebbe giocato una burla ad una giovane alla quale avrebbe fatto svanire in chiesa il vestito filato con lana stregata.

(tratto da “La Val di Sole” autore Bezzi Quirino casa editrice “Centro Studi per la Val di Sole – Malè)